Truce Fantasia di un Impuro
Racconto Noir
Piove. Piove sempre nel mio cuore.
Piove.
Dopo mille anni luce passati inconsci nel mio nido, fuggo fuori, scappo, tra gli estranei e mi diletto con i loro giochi.
Dannata pioggia.
Mi piace la pioggia che picchia direttamente sul mio cuore, che batte a ritmo. Il mio cuore non ha tempo.
Dannata pioggia.
Qui fuori mi conoscono tutti, i vivi e i morti: ombre i primi e spiriti i secondi. Mi conoscono e mi guidano.
Anche questo giorno mi guidano, mi urlano addosso “Vai veloce!”, non capendo se dovevo seguirli o scappare. Mi imbatto in un delitto. La pioggia picchia più forte.
Dannata pioggia.
Ho già detto che mi conoscono tutti; le ombre mi urlano indistinte frasi, quei porci, ma i miei occhi sono diretti a lei, a lei distesa a terra ancora in modo provocatorio, i grandi occhi spalancati nel buio, rosse labbra carnose aperte, come se sussurrassero ordini d’amore. Lei sotto la pioggia e il mio cuore.
Dannato il mio cuore.
Batte più forte della pioggia grazie a lei. Batte forte come se i suoi ormai estinti battiti si fossero aggiunti ai miei.
“Perché non mi hai salvata?” Mi sussurrano quelle rosse labbra.
“Perché non mi hai salvata?” Mi sussurrano quelle rosse labbra più tardi.
Sento la sua voce anche nel mio indistinto nido. L’ossessione per lei mi pervade, mi prende e mi strugge il cuore.
Dannato il mio cuore.
Dopo anni di silenzio musicale, irrompe in una cacofonia di battiti per una sconosciuta morta, il mio cuore.
Scavo nella mia fantasia i colpevoli; voglio proteggerla mentre lei mi urla “Salvami”.
Sei tu il colpevole! urlo al muro che sempre mi è parso così guardingo.
Gli indizi hanno portato la mia indegna mente a decretare te come colpevole lampada arrogante.
Così mi ingegno ogni giorno a trovare il colpevole mentre lei urla “ Salvami”.
Mille colpevoli per il mio sconosciuto amore morto. Però lei continua a gridarmi “Salvami”.
La salvo ogni giorno per mille giorni.
Sei tu il marrano dannato armadio!
Sei tu il bastardo letto immondo!
Sei tu l’omicida riflesso grottesco.
Non mi urla più “Salvami”.
Ero io il colpevole.
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