domenica 31 ottobre 2010

Ventoso con picchi di Blu nel pomeriggio

Vago contaminato,
vago quanto il vento,
più vago della parola stessa.
Io mento.

Grida il mio nome,
Grida sento, di furore
tremendo sembra pervaso
il Vento.

Vento e parole uguali,
Vento di parole, sempre
parole al vento, lo so,
lo sento.

Quotidianità Blu

Arranca l’inetto,
grondante di sudore,
fronteggia la vita,
con molto furore.

Troncar di netto, le membra umane,
di natura è dono.
Guerreggia solo nella moltitudine dei più,
languido di sangue.

Forte di sconfitta e forte di vittoria.
Non c’è grandezza.
Gracile e grezzo, dalla nascita
Alla morte.

E dopo, non so.

venerdì 29 ottobre 2010

Occhi non blu

Chiudo gli occhi.
Buio buio buio buio
Buio buio buio buio.
Sono cieco.

Apro gli occhi.
Luce.
Sono
cieco.

Divergenza Blu

“Io la penso così!”
“No! Io la penso cosà!”
Così terminò l’amicizia durata forse due minuti o forse due anni o forse molto di più di quanto si potesse scrivere. Uno andò da una parte e l’altro dall’altra, conservando ognuno un folle rancore. Abbandonarono le loro famiglie, abbandonarono i propri luoghi natali pur di stare lontano l’un l’altro.
“Come faceva l’uno a non pensarla così!” pensò l’altro.
“Come faceva l’altro a non pensarla cosà!” penso l’uno.
Dieci anni passarono e l’un l’altro non si videro più, anzi, l’impossibilità di capirsi a vicenda segnò inutilmente le loro vite.
L’uno andò a nord, abbandonando la propria famiglia che stava al sud.
L’altro andò a sud, abbandonando la propria famiglia che stava al sud.
Quello che la pensava così voleva che tutti la pensassero così e per dieci anni, usando una spada fatta di puro e duro acciaio chiamata Retorica, convinse tutti a pensarla così. Era deciso: il Nord la pensava così e guai a chi lo metteva in dubbio.
Mentre colui che la pensava cosà, rabbuiato dal fatto che molti cominciarono a pensare diversamente da lui, cominciò a conquistare con prepotenza e con violenza usando la lingua come una spada. Soggiogò interi paesi, interi stati fino a conquistare l’intero sud. Era ufficiale: Il Sud la pensava cosà.

“Impensabile!” pensò l’uno ”Come fanno? Non si rendono conto che è sbagliato? L’intero Sud che la pensa in modo diverso!” L’uno era fuori di sé dalla rabbia, dall’incredulità e dalla stupidità.

L’altro invece pervaso da sogni onirici, folli e stupidi di un mondo in cui tutti la pensassero cosà, cominciò ad adocchiare il nord. Cosà si doveva pensare!

Così cominciò la guerra tra i due ex-amici. Una guerra di immense proporzioni, come mai s’era vista. Milioni e milioni di vittime in nome del così e del cosà, anzi non vittime, ma martiri sacrificati nell’assurdo nome dei due pensieri.

L’uno sfoderò la sua spada Retorica e falciò a migliaia in un sol colpo. L’altro massacrò interi eserciti usando solo la sua spada lingua. Nessuno prevaleva sull’altro e neppure le loro più astute tattiche riuscirono a mettere in difficoltà l’avversario. Il capitano della dodicesima compagnia del dodicesimo reggimento del terzo plotone del così propose di attaccare i cosà direttamente, come un pugno di ferro. Ma per un malaugurato caso un capitano della dodicesima compagnia del dodicesimo reggimento del sesto plotone del cosà pensò la stessa cosa e quindi lo scontro risultò in un nulla di fatto.
Il capitano del così però si rese conto che aveva pensato come il capitano del cosà e anche il capitano del cosà si rese conto della stessa cosa.
Cosa strana.
Si incontrarono e divennero amici e dissero entrambi in coro:
“Noi non la pensiamo più così, né cosà! Noi la pensiamo diversamente!”
Dunque i due eserciti divennero tre e tre i fronti su cui si combatteva.

Dopo cent’anni di guerra i fronti divennero quattro.
Dopo altri dieci anni di guerra i fronti divennero venti.
Dopo altri vent’anni di guerra i fronti divennero cento.
Dopo altri cent’anni di guerra i fronti divennero un milione.
Dopo non si sa quanto tempo, forse un giorno o forse tre, i fronti divennero così tanti che ognuno combatteva per sé.

Così nacque il mondo. Nato dalla guerra e dalla diversità di pensiero.

Amore Blu

Amore era oltraggiato, irritato, infelice e blu. Non gli succedeva da ben 6 anni o almeno non tutte le cose assieme. La cosa che lo preoccupava di più pero', era il fatto che fosse diventato blu. Da che mondo e mondo l'amore e' sempre stato rosso e con qualche riflesso carnoso, ma non si sa come l'amore ora e' diventato blu. Era blu e blu e' rimasto e dopo un po' si mise il cuore(blu) in pace.
Una volta, passeggiando tra vari negozi notò, delle cartoline che lo raffiguravano e non si stupì nel vedere tutti quei cuoricini blu e tutte quelle coppiette blu che più blu non si può più. Il mondo ovviamente si era adeguato al suo improvviso cambiamento e a nessuno importava ora che lui non fosse più rosso ormai, ma blu. A nessuno importava veramente di lui, a nessuno importava di amore. Agli umani bastava stare con le altre persone, senza una parola di riguardo verso amore blu che più blu non si può più.
Così un giorno di primavera, ma quasi estate, era tutto solo e blu, amore decise di togliersi la vita e prese un coltello da non si sa dove e se lo infilò in un punto imprecisato chiamato cuore. Un getto di sangue giallo uscì dalla ferita non mortale che pero' uccise amore.

La Storia di Birò

Tu che leggi stai attento, stai attento a Birò dagli occhi blu.
Stai attento alla sua prepotenza e malvagità o cadrai nell’oscurità.
Certo, queste parole non suscitano alcunchè ad uno che non conosce o che non ha mai sentito parlare di Birò. Tutto cominciò con la sua nascita, una tempestosa e buia notte di un altrettanto tempestoso e buio Martedì di un comune Febbraio. Fuori infuriavano i fulmini, migliaia di gocce di pioggia picchiettavano insolenti sulla finestra di una stanza d’ospedale, la stanza dove nacque Birò per la precisione. Fu un parto lungo e travagliato, i tuoni e i lamenti della donna si confondevano nell’aria tesa, ma alla fine un piccolo pargolo nudo e urlante trovò la sua strada verso il mondo. Era di dimensioni normali, di peso normale e faccia normale e non aveva ancora aperto gli occhi quando fu messo in braccio alla madre stanca, ma felice di ammirare il suo pargolo. Poi all’improvviso il pargolo Birò aprì gli occhi rivelando un paio di occhi di un colore blu così intenso come il cielo di un normale giorno di una normale estate e tuttavia così profondo come l’oceano. Dunque tutti furono così rapiti da questo pargolo urlante dagli occhi blu che in un primo momento nessuno si accorse che la tempesta aveva cessato di infuriare e che un blu intenso quasi come gli occhi di Birò aveva cominciato a filtrare tra le nuvole. Fu il medico che notò questo fatto curioso e con fare giocoso disse alla madre che sono stati gli occhi del suo pargolo ad allontanare la tempesta.
Ma tra un urlo e un altro il pargolo Birò udì la frase del medico e cominciò a riflettere. Di certo la tempesta era cessata quando lui aveva aperto gli occhi e se una persona dall’intelligenza e cultura del medico aveva detto che è stato Birò a causarlo, ovviamente non poteva che credergli. Birò quindi cominciò la sua esistenza sul pianeta Terra conscio di aver un potere unico e straordinario e di certo intendeva sfruttarlo.

Fu a dieci anni, una normale giornata di sole di un normale giorno di Aprile che a Birò gli si illuminò la lampadina del cervello. Se poteva far rischiarare il cielo nelle giornate buie e tempestose con il semplice gesto di aprire gli occhi, di certo poteva anche far venire il buio semplicemente chiudendoli. Così volle subito sperimentare questo suo nuovo potere che, ne era certo, possedeva. Era a scuola che voleva usarlo la prima volta, contro un suo compagno precisamente. Quel suo compagno, bisogna dirlo, non gli aveva mai fatto niente, ma non si sa perchè a Birò stava antipatico, dunque andò da lui e lo colpì in testa con il suo pugnetto e chiuse subito gli occhi per oscurare tutto così il bambino sarebbe stato ignaro del colpevole. Funzionò! Con gli occhi chiusi Birò non vedeva più niente, tutto era scuro e dentro di sé cominciò a gongolare per questo suo potere. Però non si sa come gli arrivò uno spintone che lo mandò dritto per terra quindi fu costretto ad aprire gli occhi e di colpo fu di nuovo luce; davanti a lui c’era il bambino colpito in precedenza che gli diceva parole che lui nonsentiva . La sua mente malvagia era concentrata su un unico pensiero: come aveva fatto a colpirlo se lui non aveva modo di vederlo. Giorno e notte Birò era tormentato da questo pensiero, perché mai, si ripeteva, mai avrebbe potuto compiere le sue malefatte se non risolveva questo tormentoso dubbio.

Per due anni non osò più usare i suoi poteri, pieno di paranoia di essere scoperto, finchè in una normale giornata di un’imprecisato mese a Birò si illumino, per la seconda volta nella sua vita, la lampadina. Aveva finalmente capito perché quella volta il bambino era stato in grado di colpirlo: perché non si era spostato! Il bambino non essendo in grado di vedere, a causa del potere di Birò, aveva semplicemente colpito nella direzione da cui era provenito il colpo iniziale. Birò era vosì sollevato di aver risolto il suo dilemma che volle subito vendicarsi del bambino e partì subito in sua ricerca. Una volta trovato gli si avvicinò piano da dietro, gli diede di nuovo un pugnetto in testa, chiuse subito gli occhi e si allontanò velocemente da lui con gli occhi chiusi.
Era trionfante, finalmente si era vendicato del bambino e cominciò persino a saltellare in giro finchè non gli arrivò un altro spintone che lo mandò dritto per terra. Aprì gli occhi e vedeva che a sovrastarlo era il solito bambino e di nuovo nacque lo sgomento dentro di lui.

Tornò a casa triste e pensoso, ma con una nuova consapevolezza: anche l’altro bambino, di certo, doveva possedere dei poteri speciali, per questo poteva contrastarlo. Quindi Birò considerò quel bambino la sua nemesi e giurò di sconfiggere i suoi poteri un giorno.

Non è il Blu

Un cieco disse ad una donna: Sei molto bella! La donna ringraziò e si sposarono. Non molto tempo dopo la coppia ebbe un figlio che chiamarono Bamboccio.
Bamboccio, quando cominciò ad andare a scuola, fu sempre preso in giro dai suoi compagni a causa del suo naso a farfalla; per questo ebbe tanti amici che si prendevano gioco di lui.
Un giorno di primavera, quando Bamboccio aveva ben 10 anni, si trovò a camminare su una sperduta strada di una sperduta città di uno sperduto paese. La strada era piena di gente che andava di qua e di là senza badare a Bamboccio che si sentiva irritato;di solito lui attirava sempre l’attenzione con il suo naso a farfalla. Nonostante piangesse ogni volta che lo additavano si sentiva strano se non veniva osservato.
La strada che prima era piena di gente diventò all’improvviso meno popolata, molte persone sparirono, cosa che irritò Bamboccio ancora di più.
Con le lacrime agli occhi cominciò a correre a destra e a sinistra confuso ed arrabbiato. Quando si trovò a sinistra inciampò su una pietra inesistente e non cadde.
Questo, però, attirò l’attenzione di un uomo dai capelli lunghi e gli occhi corti che per sbaglio aveva guardato fuori dalla finestra; si chiamava Barò ed era un artista.
Barò era esasperato perché si trovava in piena crisi artistico-esistenziale e non riusciva a finire un quadro che aveva cominciato due minuti prima che aveva denominato “Crisi artisco-esistenziale”. Tornato al suo quadro si accorse che gli mancava un colore e quindi uscì per andare in negozio per comperarlo.
Arrivato al negozio controllò la tasca e notò che gli mancavano i denari così torno indietro e li prese.
Arrivato di nuovo al negozio, andò dal commesso e restò fermo. Non sapeva che fare, non sapeva come chiedere perché il povero Barò era muto sin da quando aveva ben 10 anni. Pensò di scrivere la sua richiesta ma si ricordò che non sapeva scrivere.
Così, si arrese e tornò a casa.
Nel frattempo, il commesso stava servendo un altro gentiluomo che urlò:
“Allora l’ha trovato?”
“No, non è il blu!”