lunedì 5 marzo 2012

Racconti Immaginati - II


I miei fratelli sono dei robot, prima non lo erano però. Quando erano normali eravamo sempre insieme, inseparabili ed immobili in mezzo alla natura, osservando lo scorrere del tempo come fosse un fiume.
Ad un certo punto i miei fratelli scomparvero in una cacofonia di suoni e in una cacofonia di suoni riapparvero, diversi, freddi.
Erano rigidi, la bella chioma verde che contraddistingueva la nostra famiglia era sparita, sostituita da un ammasso di fili lunghi e neri.
Non mi parlavano più, forse erano arrabbiati con me, ma io li amavo lo stesso perché erano i miei fratelli.

mercoledì 29 febbraio 2012

Racconti Immaginati - I

Ricordo Sara giacere immobile e fredda, le sirene che cantavano e suonavano nel traffico.
Le sirene con i loro capelli scintillanti e fluttuanti intonavano il loro canto di morte per Sara che si era arresa.
“Nuota Sara!” le dicevo, ma non mi sentiva.
Mi ricordo un cerchio di dannate sirene che pian piano si stringeva attorno a Sara che neanche lottava.
Io, un sasso, non potevo far niente se non guardare, avrei potuto essere lanciato da una qualche formidabile mano, sarei anche arrivato lontano poiché avevo la forma perfetta per viaggiare velocemente nel mare, anche attraverso le correnti marine.
Ma ahimè, nessuno mi ha lanciato e Sara è morta.

giovedì 2 febbraio 2012

Divertissement III

Il mondo?

Il mondo.

Per un momento, per un fugace istante, l’essere mi era parso incerto.

Che c’è, sembra che tu non sappia cosa dire?


Perché il mondo? E non il tragico episodio della tua vita?

Lo guardo sorridendo.

Perché il mondo? Perché è stupido, ecco perché! Le persone sono stupide, io sono stupido! Prendi una persona a caso, qualunque persona, tu la vedi che cammina, non sai dove, ma immagini che abbia uno scopo.  Poi prendi un’altra persona, anche lei cammina e anche lei ha uno scopo, forse. Guardi fuori dal finestrino di un treno, vedi case, persone che non hai mai visto e comprendi che vivono, esistono… Non è una cosa così fortemente strana? Persone che esistono, persone stupide, hahahahah, ma ci pensi? Sono tutte là fuori. Proprio adesso mentre scrivo c’è una persona accanto a me nel treno che si guarda in giro, non trovi che tutto ciò sia comico? Non mi interessa minimamente quella persona eppure lei è lì ed esiste e io esisto senza che io interessi a quella persona. E’ tutto così… strano.
Però tu… tu sembri di non esistere, cosa sei?

Sembrava sperduto.

Non ero preparato a questo.


Cosa intendi dire?


Ho analizzato la tua vita giorno per giorno, per conoscerti meglio, per capirti, per cercare di trovare il tragico nella tua esistenza, pensavo di averlo trovato, ma ora…


E perché avresti fatto ciò?


Per riuscire a salvare…


A salvare cosa? O chi?

Mi guarda inferocito, come se fosse colpa mia.
Urla, sbraita, e fugge via, fugge dentro la crepa, lasciandomi dentro al cuore.
Ritorna subito.

Tu!


Io.


Tu! Hai rovinato tutto! Mi ero preparato così bene, questa volta pensavo di avere la chiave in mano.


La chiave?


La chiave per la mia libertà! Io sono un prigioniero qui, condannato ai lavori forzati, condannato ad aiutare gli altri in cambio della mia libertà.


Prigioniero? E l’altro essere?

Prigioniero!


E io?


Tu dovevi essere la mia chiave, il mio lasciapassare. Vedi quella crepa? Quella è la mia crepa, è il mio strappo al cuore!


Dentro al mio cuore?


Si! Noi non abbiamo più un cuore, tutto ciò che ci è rimasto è lo strappo, è il dolore e la solitudine di questo posto.

Tutto questo mi confondeva e affascinava nello stesso momento, volevo saperne di più.


Quindi cosa ci fa il tuo strappo nel mio cuore?

Mi guardava, indeciso e arrabbiato nello stesso momento.

Tanto vale spiegarti tutto, ormai mi arrendo.
Noi una volta eravamo umani, come te, poi ci siamo suicidati e siamo morti. Poi ci siamo svegliati qui. Fine.


Fine?


No


Quindi perché hai messo il tuo strappo dentro il mio cuore?

Perché, l’unica via per uscire da questo posto, per essere liberi, è provare a riempire lo strappo, a ripararlo. Per fare ciò dobbiamo usare il cuore di qualcuno morente, ma ancora aggrappato alla vita e cercare di usare parte di lui per riempire il nostro. Dovevo trovare un cuore simile a ciò che una volta era il mio cuore, pensavo tu fossi simile a me, ho aspettato così tanto, i cuori delle persone raramente si somigliano, pensavo di esserci riuscito, pensavo…


Quindi tu volevi usarmi, ingannarmi per riuscire ad andartene da questo posto?


Si.


Se ci fossi riuscito dove saresti andato?

Non lo so! Oltre, alla fine del tunnel, reincarnato, nei campi elisi, ovunque!


E cosa sarebbe successo a me?


Avresti preso il mio posto. E io sarei stato libero, libero, libero.

Un’infinita tristezza lo avvolgeva.

Ma in questo posto non sei libero?

Questa domanda sembrava coglierlo di sorpresa.


Io… non…


Dunque perché vuoi andartene?

Non lo so, ormai l’ho desiderato per così tanto tempo che ho dimenticato il motivo… ma non ha più importanza ormai. Non so più cosa fare.


Io lo so.


Cosa?

Sembrava un bambino.


Io so come fare per aiutarti.


Dimmi, dimmi subito te ne prego!


Riparo la crepa, la tua crepa.


Ma come? I nostri cuori non sono compatibili, non riesco a riempire il mio cuore con il tuo cuore come doveva essere.

Non serve, usiamo i pezzi del tuo cuore per riparare la crepa. Vedi tutti quei mattoni vicino alla crepa nel muro? Li usiamo per riempirla. Con un po’ di cemento così tiene tutto.


Io non posso modificare il mio cuore.


Ma io si.


Ma tu si… Faresti questo per me?


Si.

Ok.

Così comincio a ricostruire piano piano la crepa, mattone dopo mattone, con la forza delle mie braccia, con l’intelligenza faccio del cemento usando il fango. Mattone dopo mattone.
Lui mi guarda in silenzio, vibrante, in ansia.

Finalmente appoggio l’ultimo mattone, lo rinsaldo con del cemento e mi asciugo il sudore dalla fronte. Mi volto per guardarlo, ma lui non c’era più.
Ma c’ero io.
Io che ormai non avevo più un corpo, ma ero avvolto da un lungo mantello che copriva ciò che doveva sembrare il mio corpo, un ricordo lontano. Avevo anche un cappello, un fedora.
Curioso di sapere cosa c’è sotto il mio mantello, discosto un lembo del mantello.

Guardo.
Ed è la fine.

martedì 10 gennaio 2012

Dettagli inerenti

Il Detective Gregorio Giusto era nel giusto. Per scovare l'assassino bisognava concentrarsi sui dettagli, su ogni minimo particolare. L'esistenza della vittima doveva essere scandagliata da cima a fondo, fino a violentare la sua intimità ormai morta. La scena dell'omicidio doveva essere osservato con la lente d'ingrandimento, come facevano i grandi di un tempo. Si, perchè il Detective Gregorio Giusto soleva dire:
"Mai lasciarsi andare prima di un acquazzone!" Perchè quella notte, la notte in cui lui si trovava nell'abitazione della vittima, pioveva. Pioveva così forte che il povero Detective Gregorio Giusto era bagnato fradicio, per cui ripeteva:
"Mai lasciarsi andare prima di un acquazzone!" 
I dettagli inerenti al caso del Detective Gregorio Giusto non erano importanti perchè ormai lui si era lasciato andare proprio prima dell'acquazzone e purtroppo non riusciva a pensare ad altro. Aveva infranto ciò che lui ripeteva sempre prima di uscire fuori, sotto la pioggia, senza un ombrello, bagnandosi tutto, anche i calzini blu.
La finestra!
Si avvicinò alla finestra per guardare la pioggia, avvicinò la lente d'ingrandimento per ingrandire le gocce, cercando i dettagli, perchè lui era solito dire anche:
"Cercando nel dettaglio, si trovano altri dettagli!"
Così scoprì che la pioggia era acqua. Fatalità.
Poi l'attenzione passò alla vittima.
La vittima non era bagnata quindi non era uscita.
Quindi come ha fatto la pioggia a uccidere la vittima?

mercoledì 14 dicembre 2011

Incubi

Incubi
Ti svegli grondante di sudore,
ricordi di sangue e dolore
con il cuore pulsante.
Sei sano e salvo
e stranamente
felice di vivere.

Sogni

Sogni

I sogni sono anti-vitali.
Ti portano in illusorie creazioni,
in mentecatte aspirazioni
felice di avere 
ciò che volevi avere.
Poi ti svegli.

domenica 30 ottobre 2011

Spadabum!

Spadabum e scatafrasci! L'orco distruggeva tutto nel suo cammino. Case volavano come foglie al vento, distrutte da un poderoso colpo di mazza.
"Hoi hoi hoi" rideva l'orco in modo stupido.
"Io fare spadabum con la mia mazza" Poi non si sa perchè una mazza faccia spadabum e non mazzabum però non importa.
L'orco incontrò un'innocente e virginale fanciulla che fermò la sua distruzione.
"Tu brutta!" disse l'orco in tono innocente calpestando la fanciulla.
"Hoi hoi hoi" continua l'orco.
Tutto questo di certo non aveva importanza perchè a venti leghe sotto il mare c'era una bolla d'aria con un mago dentro. Il mago dicendo una semplice parola si teletrasportò sulla terra ferma dove finalmente potè riposare le sue stanche ossa.
Vicino al mago stanco c'era una formichina che stava spostando un ramoscello.
Il ramoscello aveva la stessa forma, ma non la stessa dimensione ovviamente, di un altro ramoscello vicino ad una casa situata dall'altra parte del mondo.
Chissà se c'era un'altra formichina simile alla formichina precedente vicino al ramoscello?