giovedì 2 febbraio 2012

Divertissement III

Il mondo?

Il mondo.

Per un momento, per un fugace istante, l’essere mi era parso incerto.

Che c’è, sembra che tu non sappia cosa dire?


Perché il mondo? E non il tragico episodio della tua vita?

Lo guardo sorridendo.

Perché il mondo? Perché è stupido, ecco perché! Le persone sono stupide, io sono stupido! Prendi una persona a caso, qualunque persona, tu la vedi che cammina, non sai dove, ma immagini che abbia uno scopo.  Poi prendi un’altra persona, anche lei cammina e anche lei ha uno scopo, forse. Guardi fuori dal finestrino di un treno, vedi case, persone che non hai mai visto e comprendi che vivono, esistono… Non è una cosa così fortemente strana? Persone che esistono, persone stupide, hahahahah, ma ci pensi? Sono tutte là fuori. Proprio adesso mentre scrivo c’è una persona accanto a me nel treno che si guarda in giro, non trovi che tutto ciò sia comico? Non mi interessa minimamente quella persona eppure lei è lì ed esiste e io esisto senza che io interessi a quella persona. E’ tutto così… strano.
Però tu… tu sembri di non esistere, cosa sei?

Sembrava sperduto.

Non ero preparato a questo.


Cosa intendi dire?


Ho analizzato la tua vita giorno per giorno, per conoscerti meglio, per capirti, per cercare di trovare il tragico nella tua esistenza, pensavo di averlo trovato, ma ora…


E perché avresti fatto ciò?


Per riuscire a salvare…


A salvare cosa? O chi?

Mi guarda inferocito, come se fosse colpa mia.
Urla, sbraita, e fugge via, fugge dentro la crepa, lasciandomi dentro al cuore.
Ritorna subito.

Tu!


Io.


Tu! Hai rovinato tutto! Mi ero preparato così bene, questa volta pensavo di avere la chiave in mano.


La chiave?


La chiave per la mia libertà! Io sono un prigioniero qui, condannato ai lavori forzati, condannato ad aiutare gli altri in cambio della mia libertà.


Prigioniero? E l’altro essere?

Prigioniero!


E io?


Tu dovevi essere la mia chiave, il mio lasciapassare. Vedi quella crepa? Quella è la mia crepa, è il mio strappo al cuore!


Dentro al mio cuore?


Si! Noi non abbiamo più un cuore, tutto ciò che ci è rimasto è lo strappo, è il dolore e la solitudine di questo posto.

Tutto questo mi confondeva e affascinava nello stesso momento, volevo saperne di più.


Quindi cosa ci fa il tuo strappo nel mio cuore?

Mi guardava, indeciso e arrabbiato nello stesso momento.

Tanto vale spiegarti tutto, ormai mi arrendo.
Noi una volta eravamo umani, come te, poi ci siamo suicidati e siamo morti. Poi ci siamo svegliati qui. Fine.


Fine?


No


Quindi perché hai messo il tuo strappo dentro il mio cuore?

Perché, l’unica via per uscire da questo posto, per essere liberi, è provare a riempire lo strappo, a ripararlo. Per fare ciò dobbiamo usare il cuore di qualcuno morente, ma ancora aggrappato alla vita e cercare di usare parte di lui per riempire il nostro. Dovevo trovare un cuore simile a ciò che una volta era il mio cuore, pensavo tu fossi simile a me, ho aspettato così tanto, i cuori delle persone raramente si somigliano, pensavo di esserci riuscito, pensavo…


Quindi tu volevi usarmi, ingannarmi per riuscire ad andartene da questo posto?


Si.


Se ci fossi riuscito dove saresti andato?

Non lo so! Oltre, alla fine del tunnel, reincarnato, nei campi elisi, ovunque!


E cosa sarebbe successo a me?


Avresti preso il mio posto. E io sarei stato libero, libero, libero.

Un’infinita tristezza lo avvolgeva.

Ma in questo posto non sei libero?

Questa domanda sembrava coglierlo di sorpresa.


Io… non…


Dunque perché vuoi andartene?

Non lo so, ormai l’ho desiderato per così tanto tempo che ho dimenticato il motivo… ma non ha più importanza ormai. Non so più cosa fare.


Io lo so.


Cosa?

Sembrava un bambino.


Io so come fare per aiutarti.


Dimmi, dimmi subito te ne prego!


Riparo la crepa, la tua crepa.


Ma come? I nostri cuori non sono compatibili, non riesco a riempire il mio cuore con il tuo cuore come doveva essere.

Non serve, usiamo i pezzi del tuo cuore per riparare la crepa. Vedi tutti quei mattoni vicino alla crepa nel muro? Li usiamo per riempirla. Con un po’ di cemento così tiene tutto.


Io non posso modificare il mio cuore.


Ma io si.


Ma tu si… Faresti questo per me?


Si.

Ok.

Così comincio a ricostruire piano piano la crepa, mattone dopo mattone, con la forza delle mie braccia, con l’intelligenza faccio del cemento usando il fango. Mattone dopo mattone.
Lui mi guarda in silenzio, vibrante, in ansia.

Finalmente appoggio l’ultimo mattone, lo rinsaldo con del cemento e mi asciugo il sudore dalla fronte. Mi volto per guardarlo, ma lui non c’era più.
Ma c’ero io.
Io che ormai non avevo più un corpo, ma ero avvolto da un lungo mantello che copriva ciò che doveva sembrare il mio corpo, un ricordo lontano. Avevo anche un cappello, un fedora.
Curioso di sapere cosa c’è sotto il mio mantello, discosto un lembo del mantello.

Guardo.
Ed è la fine.

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