C'era una volta sola, ma una soltanto, in cui tutto tutto gli appariva chiaro nella vita e a lui non importava.
Preferiva inoltrarsi negli oscuri meandri dell'essere dove l'indecisione, l'incertezza e il caso lo bramavano languidamente o forse lui bramava loro.
Fatto sta che molto spesso avrebbe potuto fare scelte che lo avrebbero portato in una direzione giusta, positiva, invece no.
Davanti ad un bivio in cui la strada a destra era solare ed illuminata con un'aura di bontà mentre l'altra strada era oscura, buia, maligna, lui avrebbe scelto la seconda. Perchè?
Perchè? Si chiedeva lui disperatamente non riuscendo a darsi una spiegazione.
Su questa strada oscura sentiva la malignità osservarlo da vicino, forse dal cespuglio nero da cui spuntavano due occhi infuocati o forse dal lugubre ululato di un lupo che voleva azzannargli le carni per portare cibo ai suoi tre lupacchiotti appena nati o forse solo per puro piacere.
Camminava tranquillamente beandosi di tutto ciò che l'oscurità gli gettava contro, con un certo masochismo si inoltrava sempre più in profondità.
Gufi morti, lupi morti, morti e basta, lui vivo, dentro il nero.
Pensava alla via più sicura? Forse, ma non importava. Non l'aveva percorsa.
Corvi neri contrastano sul nero della foresta.
Lupi neri contrastano sul nero della foresta molto di più.
E lui li guardava mentre loro guardavano lui.
Si chiedeva se corvi bianchi e lupi bianchi ci fossero nella via di luce, ma non importava, non l'aveva percorsa.
I pensieri, neri anche quelli, continuavano ad assilarlo come se facessero parte del buio, come se facessero parte della farsa anche loro.
I neri pensieri non contrastano sul nero della foresta.
Si fondono.
Alla fine, come può la luce non percorrere un sentiero oscuro?
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