venerdì 29 ottobre 2010

La Storia di Birò

Tu che leggi stai attento, stai attento a Birò dagli occhi blu.
Stai attento alla sua prepotenza e malvagità o cadrai nell’oscurità.
Certo, queste parole non suscitano alcunchè ad uno che non conosce o che non ha mai sentito parlare di Birò. Tutto cominciò con la sua nascita, una tempestosa e buia notte di un altrettanto tempestoso e buio Martedì di un comune Febbraio. Fuori infuriavano i fulmini, migliaia di gocce di pioggia picchiettavano insolenti sulla finestra di una stanza d’ospedale, la stanza dove nacque Birò per la precisione. Fu un parto lungo e travagliato, i tuoni e i lamenti della donna si confondevano nell’aria tesa, ma alla fine un piccolo pargolo nudo e urlante trovò la sua strada verso il mondo. Era di dimensioni normali, di peso normale e faccia normale e non aveva ancora aperto gli occhi quando fu messo in braccio alla madre stanca, ma felice di ammirare il suo pargolo. Poi all’improvviso il pargolo Birò aprì gli occhi rivelando un paio di occhi di un colore blu così intenso come il cielo di un normale giorno di una normale estate e tuttavia così profondo come l’oceano. Dunque tutti furono così rapiti da questo pargolo urlante dagli occhi blu che in un primo momento nessuno si accorse che la tempesta aveva cessato di infuriare e che un blu intenso quasi come gli occhi di Birò aveva cominciato a filtrare tra le nuvole. Fu il medico che notò questo fatto curioso e con fare giocoso disse alla madre che sono stati gli occhi del suo pargolo ad allontanare la tempesta.
Ma tra un urlo e un altro il pargolo Birò udì la frase del medico e cominciò a riflettere. Di certo la tempesta era cessata quando lui aveva aperto gli occhi e se una persona dall’intelligenza e cultura del medico aveva detto che è stato Birò a causarlo, ovviamente non poteva che credergli. Birò quindi cominciò la sua esistenza sul pianeta Terra conscio di aver un potere unico e straordinario e di certo intendeva sfruttarlo.

Fu a dieci anni, una normale giornata di sole di un normale giorno di Aprile che a Birò gli si illuminò la lampadina del cervello. Se poteva far rischiarare il cielo nelle giornate buie e tempestose con il semplice gesto di aprire gli occhi, di certo poteva anche far venire il buio semplicemente chiudendoli. Così volle subito sperimentare questo suo nuovo potere che, ne era certo, possedeva. Era a scuola che voleva usarlo la prima volta, contro un suo compagno precisamente. Quel suo compagno, bisogna dirlo, non gli aveva mai fatto niente, ma non si sa perchè a Birò stava antipatico, dunque andò da lui e lo colpì in testa con il suo pugnetto e chiuse subito gli occhi per oscurare tutto così il bambino sarebbe stato ignaro del colpevole. Funzionò! Con gli occhi chiusi Birò non vedeva più niente, tutto era scuro e dentro di sé cominciò a gongolare per questo suo potere. Però non si sa come gli arrivò uno spintone che lo mandò dritto per terra quindi fu costretto ad aprire gli occhi e di colpo fu di nuovo luce; davanti a lui c’era il bambino colpito in precedenza che gli diceva parole che lui nonsentiva . La sua mente malvagia era concentrata su un unico pensiero: come aveva fatto a colpirlo se lui non aveva modo di vederlo. Giorno e notte Birò era tormentato da questo pensiero, perché mai, si ripeteva, mai avrebbe potuto compiere le sue malefatte se non risolveva questo tormentoso dubbio.

Per due anni non osò più usare i suoi poteri, pieno di paranoia di essere scoperto, finchè in una normale giornata di un’imprecisato mese a Birò si illumino, per la seconda volta nella sua vita, la lampadina. Aveva finalmente capito perché quella volta il bambino era stato in grado di colpirlo: perché non si era spostato! Il bambino non essendo in grado di vedere, a causa del potere di Birò, aveva semplicemente colpito nella direzione da cui era provenito il colpo iniziale. Birò era vosì sollevato di aver risolto il suo dilemma che volle subito vendicarsi del bambino e partì subito in sua ricerca. Una volta trovato gli si avvicinò piano da dietro, gli diede di nuovo un pugnetto in testa, chiuse subito gli occhi e si allontanò velocemente da lui con gli occhi chiusi.
Era trionfante, finalmente si era vendicato del bambino e cominciò persino a saltellare in giro finchè non gli arrivò un altro spintone che lo mandò dritto per terra. Aprì gli occhi e vedeva che a sovrastarlo era il solito bambino e di nuovo nacque lo sgomento dentro di lui.

Tornò a casa triste e pensoso, ma con una nuova consapevolezza: anche l’altro bambino, di certo, doveva possedere dei poteri speciali, per questo poteva contrastarlo. Quindi Birò considerò quel bambino la sua nemesi e giurò di sconfiggere i suoi poteri un giorno.

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